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“Dentro il mio viaggio. Immaginare la propria identità oltre i limiti del corpo”

sdb_2967GALLERIA IMMAGINI

 

Altrove/Trieste 2016

La mostra del lavoro del sessuologo Federico Sandri fa parte del progetto multidisciplinare Varcare la frontiera (identità #3) promosso e realizzato dall’Associazione culturale Cizerouno con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. “Dentro il mio viaggio. Immaginare la propria identità oltre i limiti del corpo” fa parte del segmento di Varcare dedicato alle “frontiere di genere” e affronta il tema della RCS (Riconversione Chirurgica del Sesso), settore in cui l’ospedale di Cattinara di Trieste rappresenta uno dei centri di eccellenza a livello nazionale.

Si ispira al tema del viaggio il concept dell’allestimento (Cattinara, stazione di Cattinara) ideato  e realizzato da Simona Dibitonto. Un trenino elettrico con tappe fatte di giocattoli e oggetti dell’infanzia è metafora del viaggio, accidentato e spesso emotivamente e fisicamente doloroso, che compie chi è alla ricerca della propria identità di genere. È un viaggio che comincia dall’infanzia e che per i protagonisti delle storie narrate in questa mostra porta alla “stazione di Cattinara”, precisamente al reparto di Urologia e di Chirurgia Plastica, dove avviene la riconversione chirurgica del sesso.
Partendo dalle suggestioni ricevute dai disegni e dalle testimonianze in mostra, l’artista e fotografa triestina propone un’installazione che ricostruisce una messa in scena per frammenti, come in una sequenza di diapositive. Prova a ricreare “stati mentali” e vicende che, se da un lato appaiono simili, sono in fondo tutte diverse, ciascuna portatrice di una storia, di aspirazioni, desideri e paure personalissime.
Se il trenino è icona del viaggio con arrivo e partenza da Cattinara, la fenice, raffigurata in uno dei disegni, è solo uno dei molteplici simboli attraverso i quali rappresentare un sé controverso, quello di chi si percepisce in modo diverso da come appare. Al mondo onirico, che parla appunto per simboli, fanno riferimento molti dei disegni esposti, in cui attraverso l’immaginazione si raffigura, non senza difficoltà, se stessi. E allo stesso mondo onirico alludono le piante, la natura allo stato puro come nello stagno di un disegno, cui fa da contraltare un altro foglio con la veduta dalla finestra dell’ospedale. I manichini introducono invece con forza il tema del corpo, “dando un corpo” alle storie, un corpo così protagonista e tuttavia non definito, né maschio né femmina, ma simbolo di un’identità fluida, difficile da rappresentare e ancor più da spiegare.

Anna Krekic