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Il Pontone – Gru URSUS:

Il progetto per la costruzione di un struttura mobile e galleggiante atta al sollevamento di pesi importanti era partita già nel 1906 dalla richiesta dello STABILIMENTO TECNICO TRIESTINO di idonee attrezzature di sollevamento in previsione di importanti commesse per la costruzione di naviglio civile e militare di grosso tonnellaggio. Nell’aprile del 1913 era stata impostata la chiglia e avviata la nuova costruzione che veniva varata il 28 gennaio del 1914 con il completamento della piattaforma galleggiante priva però delle strutture di sollevamento. Gli venne assegnato il nome Ursus il ”gigante buono” tratto dal romanzo di “Quo Vadis?” di Henrik Sienkiewicz.
Durante il periodo bellico venne utilizzato per lo stoccaggio di materiali e blocchi dell’imponente naviglio militare in costruzione.
Nel 1931, con la ripresa dei traffici marittimi e delle costruzioni navali, l’Azienda dei Magazzini Generali (l’allora Autorità Portuale) riprese il progetto per dotare il pontone di una torre rotante su ralla alta 75 metri dalla capacità di sollevamento di 150 tonnellate. La commessa fu assegnata ai Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA).
L’impianto di sollevamento fu interamente progettato e costruito presso le Officine Ponti e Gru, parte del medesimo Gruppo. L’URSUS divenne così il più moderno pontone gru a braccio girevole del Mediterraneo ed uno dei più potenti al mondo. Il pontone vedeva il suo battesimo lavorativo nel dicembre del 1931 per l’allestimento della prestigiosa nave passeggeri Conte di Savoia. Negli anni tra le due guerre vi fu un impiego intenso e continuativo ripartito equamente tra le operazioni portuali e quelle cantieristiche tra le quali il posizionamento della struttura metallica posta a copertura del piazzale interno dell’allora idroscalo, ora sede della Capitaneria di Porto.
Nel corso della seconda guerra mondiale il pontone fu utilizzato nel completamento delle corazzate Vittorio Veneto e Roma.
Un aneddoto del periodo racconta il tentativo di furto dell’Ursus da parte dell’esercito jugoslavo sventato, alcune miglia al largo di Trieste, dall’intervento di un’unità della marina inglese. Nel periodo post bellico l’Ursus contribuì in modo determinante alla rimozione delle reti antisommergibile e di numerosi relitti di grandi navi affondate lungo le banchine e nel Golfo di Trieste. Concorse inoltre alla ricostruzione di altre infrastrutture del porto (gru, capannoni, dighe) seriamente danneggiate dai bombardamenti aerei negli ultimi anni del conflitto. La disponibilità di un pontone con le caratteristiche e capacità di sollevamento dell’URSUS consentì tra gli anni ’50 e ’70 l’acquisizione di un traffico specializzato di carichi pesanti ed eccezionali destinati ai Paesi del sud America: vagoni ferroviari, locomotori, grandi motori, etc. Nel 1975 il pontone fu sottoposto ad importanti lavori di riclassificazione e riparazione che comportarono il rifacimento della parte immersa e la sostituzione dei 2 motori originali del peso di 40 tonnellate ciascuno con altri diesel di tipologia più avanzata e dal peso notevolmente inferiore (5 tonnellate ciascuno).

Il 31 dicembre 1994 l’URSUS compì il suo ultimo sollevamento con la messa a terra nel cantiere di Muggia del Monostub “Marconi” della Società Adriatica di Navigazione. Il 1 gennaio 1995 fu messo in disarmo e fu sbarcato l’equipaggio.
Nel 1997 fu formalizzata la dismessa definitiva dell’Ursus che venne lasciato ormeggiato in Arsenale in completo stato d’abbandono.

Con la sua uscita di scena il Porto di Trieste veniva a perdere una risorsa importante che non sarebbe stata mai più recuperata. Difatti, alcuni anni dopo, l’Ente Porto, per ovviare alla mancanza di un mezzo di sollevamento idoneo, aveva proceduto all’acquisto in Australia di un pontone-gru semovente da 250 tonnellate denominato ALPE ADRIA.
Il nuovo pontone si dimostrò però un completo fallimento per le scarse potenzialità dimostrate (altezza sollevamento max 27m) minimamente paragonabili con quelle dell’URSUS.

Nel 2003 la Fincantieri decise di attivare la procedura di demolizione con l’individuazione della ditta incaricata per la sua esecuzione. Nel 2004 la Guardia Costiera Ausiliaria, compresa l’importanza ed il valore storico dell’Ursus per la nostra regione, avviò con Fincantieri la trattativa per il suo salvataggio.

Il 15.9.2004 fu ceduto con Atto di Donazione alla Guardia Costiera Ausiliaria FVG.

Iniziò così il percorso per la sua messa in sicurezza con interventi di contenimento, pulizia e ristrutturazione.

Nel 2010, in soli tre mesi, furono raccolte 5000 firme per il suo salvataggio e il 9 febbraio 2011 la Sovraintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Regione FVG inserì l’Ursus tra i beni di interesse culturale ai sensi dell’art. 12 del D.lgs n°42 del 22.01.2004 con la seguente dicitura:

“Ursus riconosciuto quale importante testimonianza di archeologia industriale ed elemento rilevante per la storia del Porto e della Città di Trieste.”